Citas sobre Obediencia

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Moglie obbediente. Quella cui il marito ha ordinato di fare ciò che vuole lei e lei lo fa.
 
Colui solo è felice e grande che per essere qualcosa non ha bisogno né di comandare né di ubbidire.
 
E sappiamo che la disciplina consiste in un imbecille che si fa obbedire da altri più intelligenti di lui.
 
Ognuno vorrebbe essere obbedito da ogni altro.
 
Ubbidisci al maestro se vuoi imparare.
 
Una ragione illuminata […] preferisce il comandare ad uomini felici più che a una greggia di schiavi.
 
Circa l’obbedienza, se la si toglie all’amore, si abbatte anche il suo dominio, poiché chi sa disobbedire alla persona amata non l’ama affatto e non merita il nome d’amante.
 
Solo obbedendo, solo avendo l'orgoglio umile ma sacro di obbedire, si conquista poi il diritto di comandare.
 
Quando ubbidisci ai tuoi superiori, ammaestri i tuoi inferiori.
 
Tutti sono sottomessi, tutti desiderano obbedire e pensare meno che si può: bambini sono gli uomini.
 
L’uomo per il campo e la donna per il focolare; l’uomo per la spada e lei per l’ago; l’uomo con la testa e la donna col cuore; l’uomo per il comando e la donna per l’obbedienza: tutto il resto è confusione.
 
Quelli che ubbidiscono sono per lo più la copia perfetta di quelli che comandano.
 
Chi ha a comandare a altri non debbe avere troppa discrezione o rispetto nel comandare; non dico che debba essere sanza essa, ma la molta è nociva.
 
Chi troppo s'inchina mostra il sedere.
 
Per comandare bisogna riuscire a trovare chi è disposto a ubbidire.
 
Chi è nato per obbedire obbedirebbe anche sul trono.
 
Chi obbedisce spera un giorno di comandare, chi comanda spera di non dover obbedire mai.
 
Quando pensi alla lunga e tenebrosa storia dell’uomo, troverai che molti crimini spaventosi sono stati commessi nel nome dell’obbedienza, più di quanti ne siano mai stati commessi in nome della ribellione.
 
Quando qualcuno domanda un’obbedienza cieca, saresti un folle se non sbirciassi.
 
Non credo al proverbio che, per saper comandare, bisogna saper obbedire.
 
È buona ubbidienza quella che viene dall'amore e non dal timore.
 
Non si può servir a due signori.
 
“Credere, obbedire, combattere”: lo slogan imposto a un popolo che non crede in niente, non sa obbedire, e non vuol combattere.
 
A essere pienamente liberi bisogna non avere né da obbedire, né da comandare.
 
Il comandare fa piacere come l’obbedire, la prima cosa quando non è ancora diventata un’abitudine, la seconda invece quando è diventata un’abitudine. Vecchi servitori sotto nuovi comandanti si incoraggiano reciprocamente nel farsi piacere.
 
Di tutte le forme d’obbedienza, quella alla nostra coscienza è la più scomoda.
 
Assai comanda chi ubbidisce al saggio.
 
Un buon marito deve saper comandare a se stesso di ubbidire alla moglie.
 
È pericoloso dire al popolo che le leggi non sono giuste, perché obbedisce proprio per il fatto che le crede giuste. Perciò bisogna dirgli al tempo stesso che deve obbedire loro perché sono leggi, così come deve obbedire ai superiori non perché sono giusti, ma perché sono superiori.
 
Servitù è il vero nome di quell’obbedienza che non è virtù.
 
La fraternità richiede il comune riconoscimento di genitori comuni (genetici o metaforici) e la comune obbedienza ad essi.
 
L’unica trasgressione possibile nel nostro paese è l’obbedienza alle regole.
 
I più grandi crimini nel mondo non sono commessi da persone che infrangono le regole, ma da persone che seguono le regole. È gente che segue gli ordini che bombarda e massacra nei villaggi.
 
A tre bisogna ubbidire: a Dio, ai genitori e alla legge.
 
Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto.
 
Come Ulisse e i suoi compagni di fronte alle sirene, leghiamoci all’albero maestro della vita, o mettiamoci i tappi nelle orecchie, per evitare di cedere alle lusinghe di coloro (genitori, insegnanti, superiori, militari, governanti e preti) che ci cantano la virtù dell’obbedienza. Dando loro retta, potremmo trovarci un giorno alla sbarra degli imputati in un processo a Norimberga o all’Aia, a render conto di crimini che oggi ci fanno rabbrividire, e che domani potrebbero darci il brivido. Perché ribellarsi è giusto, come si diceva nel ’68, ma basta molto poco a renderlo impossibile.
 
Chi ubbidisce è quasi sempre migliore di chi comanda.
 
Agli altri […] non si può comandare che servendoli.
 
Chi non ha imparato a ubbidire, non saprà mai comandare.
 
Comandare è più volgare che obbedire.
 
L'ubbidienza per paura, poco dura.
 
Chi si ama si ubbidisce volentieri.
 
La gioventù è fatta per obbedire, e la vecchiaia per comandare.
 
L'obbedienza è la furbizia dei santi; è un talismano che indora tutte le cose.
 
L'obbedienza al dovere è resistenza a sé stessi.
 
Il libero arbitrio consiste nella scelta delle autorità (biologiche, intellettuali, sociali, politiche, morali, estetiche, religiose, ecc.) a cui obbedire, a cui sottomettersi.
 
Ciascuno deve sapere a chi, come e quando obbedire.
 
Impara a ubbidire e imparerai a comandare.
 
Più il corpo è debole, più comanda; più è forte, più obbedisce.
 
Un essere umano non può vivere senza continuamente obbedire a delle leggi naturali e sociali.
 
Bisogna comandare solo ciò che è essenziale, e che si ha fondata speranza che venga eseguito.
 
L'ubbidienza è la fame di essere nelle mani di Dio.
 
L'ubbidienza è il fondamento dell'ordine.
 
Per gli stomaci vuoti non esistono né obbedienza né timore.
 
L'ubbidienza è il primo dovere del soldato.
 
L’obbedienza estrema presuppone ignoranza in colui che obbedisce; la presuppone anche in colui che che comanda; questi non ha da deliberare, da dubitare, da ragionare; non ha che da volere.
 
Chi comanda dev'essere conciso, preciso. E sempre saldo al timone.
 
Obbedienza e contemplazione si compenetrano. È escluso che un disobbediente possa praticare vera contemplazione. L'obbedienza fonda e feconda la preghiera contemplativa.
 
Comandare ed obbedire: difficile il primo, comodo il secondo.
 
Comandare è una cosa. Farsi obbedire è un’altra.
 
Chi si accinge a diventare un buon capo, deve prima essere stato sotto un capo.
 
È meglio non comandare del non venire obediti.
 
Un essere umano non può vivere senza continuamente obbedire a delle leggi naturali e sociali. In tal senso, il libero arbitrio consiste nella scelta delle autorità (biologiche, intellettuali politiche, morali, estetiche, religiose, ecc. ) a cui obbedire, a cui sottomettersi. Il piacere è il premio per l'obbedienza, il dolore il castigo per la disobbedienza a tali autorità.
 
La folla è un gregge docile incapace di vivere senza un padrone. È talmente desiderosa di obbedire che si sottomette istintivamente a colui che le si pone a capo.
 
Non dare mai un ordine che non può essere obbedito.
 
Che la prima lezione ai vostri figli sia l’obbedienza; la seconda, quella che volete.
 
Fa' come sei comandato, e non sarai mai biasimato.
 
È molto più prudente obbedire che comandare.
 
La forza dell’obbedienza suole appianare ogni cosa, anche quelle che sembrano impossibili.
 
Certe regole servono solo a creare effetti estetici, o a distinguere coloro che vi obbediscono da coloro che non vi obbediscono.
 
L’obbedienza è un atto di fede e la disobbedienza è il risultato di una mancanza di fede.
 
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