Quotes on Apprentissage

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57 quotes    

Si cessa di imparare non quando non si ottengono risposte, ma quando non abbiamo più domande.
 
Gli insegnamenti più importanti riguardano il riconoscimento degli insegnamenti errati e di quelli che mirano solo a sottometterci a qualche autorità.
 
Per imparare una cosa bisogna farne uso.
 
Ognuno sceglie i maestri adatti a sé.
 
Apprendere significa estendere o modificare le proprie risposte cognitive, emotive, motivazionali e/o psicomotorie agli stimoli esterni e/o interni.
 
Per cambiare un sistema occorre che le parti che lo compongono imparino insieme ad interagire in modo diverso.
 
Da un professore non c'è da imparare nulla che non si possa trovare nei libri.
 
Secondo me, per imparare a vivere, una vita non basta. Ce ne vorrebbe almeno una seconda col ricordo della prima.
 
Ci vuole molto più tempo a disapprendere che ad apprendere.
 
Non si impara guidando, ma seguendo ed eseguendo.
 
Tutto s'impara, anche la virtù.
 
Non imparare dai tuoi errori. Impara dagli errori degli altri così che tu non possa farne.
 
Il bambino scopre il mondo senza aspettarsi nulla. Per questo è così ricettivo.
 
Ognuno fa ciò che ha imparato a fare.
 
Chi educa l'educatore dell'educatore?
 
L'uomo non desidera essere istruito, ma essere amato con tutta la sua ignoranza.
 
Fintanto che ognuno cerca di dimostrare che le proprie idee sono giuste e quelle dell'interlocutore sbagliate, nessuno impara qualcosa dall'altro.
 
Più cose si imparano, più grande è la probabilità che tra esse vi siano contraddizioni.
 
Grammatica: complicato strumento che ti insegna le lingue ma ti impedisce di parlare.
 
Sono sempre pronto ad imparare; non sempre a lasciare che mi insegnino.
 
Ognuno sceglie i maestri più adatti alla propria intelligenza.
 
Né i genitori, né la scuola ci hanno insegnato a disobbedire responsabilmente.
 
Imparare a interagire con gli altri è come imparare il pianoforte. Ci vuole tanta pratica e tanto tempo.
 
Quando impariamo consciamente qualcosa, non sappiamo che uso ne farà l'inconscio.
 
Perché l'uomo desidera conoscere e imparare? È un bisogno fine a se stesso o è strumentale per soddisfare altri bisogni? Propendo per la seconda ipotesi.
 
L'apprendimento è una specie di programmazione della mente.
 
La scuola ci dovrebbe insegnare ad apprendere in autonomia, cioè non solo a copiare il sapere, e a capire cosa sia utile apprendere e cosa non lo sia.
 
Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.
 
Studia duramente quello che ti interessa nel modo più indisciplinato, originale e irriverente possibile.
 
Rieducare è molto più difficile che educare.
 
Ci sono persone che, ad un certo punto della loro vita, perdono la capacità di imparare cose nuove, e da allora restano difensivamente ancorate a ciò che hanno già appreso.
 
Non si finisce mai di imparare perché non si finisce mai di ignorare.
 
Gli studenti che fanno propria la modalità dell'avere si prefiggono un'unica meta: conservare ciò che hanno appreso, registrandolo esattamente nella propria memoria oppure conservando accuratamente le annotazioni. Non devono né produrre né creare qualcosa di nuovo. In effetti, gli individui del tipo «avere» mostrano la tendenza a sentirsi turbati da nuovi pensieri o idee su questo o quell'argomento, e ciò perché il nuovo mette in questione l'insieme cristallizzato di informazioni che già possiedono. In effetti, per una persona agli occhi della quale l'avere costituisce la forma principale di relazione con il mondo, idee che non possano venire facilmente incamerate (o registrate per iscritto) sono preoccupanti, al pari di qualsiasi altra cosa cresca e si trasformi, e che pertanto sia incontrollabile.
 
Per imparare a suonare uno strumento musicale ci vogliono centinaia di ore di studio e di esercizio. Come possiamo pensare che sia più facile e rapido imparare nuove abilità sociali o cambiare mentalità?
 
Il fare è il miglior modo d'imparare.
 
Quando non si ha un buon padre, bisogna procurarsene uno.
 
La plasticità cerebrale (cioè la capacità di apprendere) è massima nei bambini e diminuisce con l'età. Per questo chi resta bambino più a lungo impara più cose.
 
Nella trasmissione della cultura umana, la gente cerca sempre di replicare, di passare alla prossima generazione le capacità e i valori dei genitori, ma il tentativo fallisce sempre perché la trasmissione culturale è ottenuta attraverso l'apprendimento, non il DNA.
 
Intendere presto qualcosa è una naturale proprietà della mente, ma far bene qualcosa richiede l'esercizio di tutta la vita.
 
Lo studio dei maestri dovrebbe essere finalizzato al loro superamento o completamento, perché nessun maestro è sufficiente per imparare a vivere nel proprio tempo.
 
Oggetto di ogni apprendimento sono certi rapporti, ovvero certe interazioni e relazioni, tra certe cose.
 
A volte è più utile disimparare che imparare.
 
Apprendere ad interagire in un certo modo con gli altri non significa soltanto apprendere come agire e come non agire, e come reagire a certi input. Significa anche apprendere che certe situazioni sono fonti di piacere o di dolore.
 
L'uomo saggio impara molte cose dai suoi nemici.
 
Ogni cosa che impariamo interagisce con quelle già imparate, dando luogo ad un reciproco adattamento.
 
Sebbene i meccanismi di apprendimento di base siano congeniti, ovvero scritti nel codice genetico, l'uomo è in grado (chi più, chi meno, e in una certa misura) di apprendere ad apprendere.
 
Impara le regole come un professionista, in modo da poterle infrangere come un artista.
 
A differenza degli altri animali, l'uomo non può sopravvivere senza maestri di vita. Infatti, la qualità della sua vita dipende molto dalla qualità dei maestri da cui viene istruito.
 
Impariamo anche senza volerlo.
 
Ognuno sceglie i filosofi che lo assolvono.
 
Ogni allievo che può scegliere i suoi maestri ha i maestri che si merita. Ogni maestro che può scegliere i suoi allievi ha gli allievi che si merita.
 
Non so che cosa non va nella gente: non imparano usando l'intelligenza, ma solo meccanicamente o giù di lì. Il loro sapere è così fragile.
 
Così come i manuali per l'apprendimento delle lingue straniere o di materie scolastiche sono divisi per livello (principiante, medio, avanzato) così dovrebbero essere anche i libri che insegnano a pensare e a vivere, come quelli di filosofia e psicologia.
 
Gli allievi brillanti superano i loro maestri, quelli mediocri non osano mettere in dubbio gli insegnamenti che ricevono.
 
Impara di più il saggio dai nemici che lo stolto dagli amici.
 
Tutto ciò che impariamo(nel bene e nel male) lo impariamo da altri. Perciò è importante saper scegliere con spirito critico i propri maestri e i propri modelli.
 
Il saggio impara molte cose dai suoi nemici.
 
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