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Per qualcuno che tutta la vita ha cercato di cambiare, un grande cambiamento sarebbe decidere di non cambiare.
 
La resistenza al cambiamento della propria struttura fondamentale è una caratteristica geneticamente determinata di ogni essere vivente e di ogni suo organo.
 
Il cervello tende ad ignorare (cioè a non rendere cosciente e a non memorizzare) tutto ciò che e costante o ripetitivo.
 
Non cambiare nulla nel proprio comportamento significa assistere con indifferenza al disfacimento della biosfera e della società.
 
L'incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c'è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati.
 
Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo.
 
Una delle cose più emozionanti nella vita di un umano è il cambio della sua posizione gerarchica, o l'illusione di esso.
 
Cambiare sé stessi significa spostare i propri limiti.
 
Cambiare mentalità significa anche cambiare le proprie motivazioni.
 
Se continuiamo a fare ciò che stiamo facendo, continueremo a ottenere ciò che stiamo già ottenendo.
 
Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo.
 
Non so dire in verità se la situazione sarà migliore quando cambierà; posso dire che deve cambiare se si vuole che sia migliore.
 
Spesso le persone trovano più facile essere un risultato del passato che una delle cause del futuro.
 
Ogni cambiamento implica una trasformazione e un aumento o una diminuzione delle proprie capacità, libertà e relazioni.
 
Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.
 
A mio avviso, oltre a preoccuparci di capire la società così com'è, dovremmo decidere (insieme) come vogliamo cambiarla. In tal modo, anziché subire i cambiamenti sociali, potremmo determinarli volontariamente e consapevolmente.
 
Non si può cambiare tutto in una volta.
 
Il cervello si attiva tanto più quanto più esso percepisce delle novità. Perciò, se vogliamo che si attivi, che si ecciti, che presti attenzione, che produca qualcosa di nuovo, che risolva problemi irrisolti, offriamogli delle novità, come contenuti abituali in nuove forme, nuovi contenuti in forme abituali, o nuovi contenuti in nuove forme.
 
Per cambiare personalità occorre cambiare i propri automatismi.
 
Non è che alcuni abbiano forza di volontà ed altri no. È che alcuni sono pronti a cambiare ed altri no.
 
Quando due persone sono sempre d’accordo su tutto, una delle due non serve.
 
Le persone che per qualche motivo sono angosciate a volte preferiscono un problema che è loro familiare piuttosto di una soluzione che non lo è per nulla.
 
Il vero cambiamento, la vera rivoluzione avviene abbandonando il noto per l’ignoto... dove non esiste alcuna autorità e dove potreste andare incontro al fallimento completo; sostituire al noto qualcos’altro che conosciamo non è un cambiamento.
 
Per cambiare la propria vita si possono fare cose da soli e/o con altri. Da soli si può meditare, pensare, riflettere, interrogarsi, studiare, immaginare ecc. Con altri si possono frequentare nuove persone e ci si può comportare in modo nuovo con persone già frequentate.
 
Noi possiamo volontariamente fare nuove esperienze, ma non cambiare volontariamente la nostra mente, cioè i nostri algoritmi di comportamento. I cambiamenti mentali sono involontariamente causati dalle nuove esperienze.
 
Deve essere ricordato che nulla è più difficile da pianificare, più dubbio a succedere o più pericoloso da gestire che la creazione di un nuovo sistema. Per colui che lo propone ciò produce l’inimicizia di coloro i quali hanno profitto a preservare l’antico e soltanto tiepidi sostenitori in coloro che sarebbero avvantaggiati dal nuovo.
 
Tutti vorrebbero un mondo migliore, ma ognuno aspetta che siano gli altri a cambiare.
 
La forza risiede nelle differenze, non nelle similitudini.
 
Il compito più difficile nella vita è quello di cambiare se stessi.
 
Cambiare o non cambiare? Cosa, come, perché, per chi?
 
Siamo sistemi che interagiscono secondo programmi che possiamo modificare solo in parte.
 
È difficile la cooperazione tra chi vuole cambiare e chi non vuole. E tra chi vuole che gli altri cambino in un senso e chi in un altro.
 
Si può ridare forma ad un vaso crudo rotto, ma non ad uno cotto.
 
Chi sta male vuol cambiare, chi sta bene mantenere.
 
Una delle più grandi scoperte della mia generazione è che un essere umano può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio modo di pensare.
 
Gli altri non desiderano il nostro cambiamento a meno che non sia in una direzione a loro favorevole.
 
Ad ogni cambiamento sociale cambiano valori e gerarchie.
 
La paura della trasformazione è come la paura della morte. È una morte; perché il vecchio scomparirà e il nuovo verrà alla luce. Tu non ci sarai più, darai origine a qualcosa che ignori totalmente; se non sei pronto a morire, il tuo interesse per la meditazione è falso, perché solo chi è pronto a morire rinascerà. Il nuovo non può essere un proseguimento del vecchio.
 
Cambiare il software è molto più facile che cambiare l'hardware, a condizione che si conosca il software.
 
Per fare una rivoluzione, o una più semplice rivolta, ci vuole unità di ideali e di intenti, e questa oggi è la cosa che più manca. Siamo tutti fieri della nostra libertà (che non abbiamo conquistato, ma ci è stata regalata dai nostri predecessori) e incapaci di organizzarci politicamente.
 
Le circostanze esterne non sono così difficili da cambiare, ma la letargia interiore è vecchia di secoli. L’incoscienza è così primitiva, le sue radici così profonde, che c’è bisogno di una determinazione totale da parte tua, una tremenda determinazione, un impegno, un profondo coinvolgimento. Devi rischiare il tutto per tutto. Altrimenti non ti sarà possibile trasformare te stesso, rimarrai sempre lo stesso.
 
Per cambiare (scopo della psicoterapia) bisogna superare la paura inconscia di cambiare.
 
Possiamo scegliere di fare certe nuove esperienze, ma non possiamo stabilire come esse cambieranno la nostra mente, cioè come saremo dopo averle fatte.
 
Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo.
 
Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.
 
Cambiamento significa movimento. Movimento significa frizione. Il movimento o il cambiamento senza frizioni o conflitti appartiene solamente al vuoto rappresentato da un mondo astratto che non esiste.
 
Quando non riusciamo più a cambiare una situazione, siamo spinti a cambiare noi stessi.
 
Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.
 
Non vale la pena perdere tempo cercando di cambiare il mondo. Basta evitare che il mondo cambi noi.
 
Le persone si dividono in due categorie: quelli che causano i cambiamenti e quelli che si adattano ai cambiamenti causati da altri.
 
Per cambiare una cosa bisogna immaginarla diversa nelle sue interazioni con il resto del mondo e chiedersi se le nuove interazioni immaginate sono sostenibili.
 
La domanda filosofica per eccellenza, per un pragmatista come me, è: "chi dovrebbe cambiare, e come?"
 
Ogni volta che si cambia ambiente geografico il corpo deve adattarsi a nuove condizioni atmosferiche ed ecologiche. Ogni volta che si cambia ambiente sociale, la mente deve adattarsi a nuove condizioni etiche ed estetiche. Il cambiamento può essere stressante o rigenerante, noioso o divertente, difensivo o creativo.
 
Viviamo un momento della storia in cui il cambiamento è talmente rapido che iniziamo a percepire il presente solamente quando sta per diventare passato.
 
La gente non vuole cambiare ed è disturbata da chi le chiede di farlo.
 
L'arte del progresso consiste nel preservare l'ordine di fronte al cambiamento e nel preservare il cambiamento di fronte all’ordine.
 
C'è un limite alla quantità di cambiamento interno ed esterno che un essere umano possa tollerare.
 
Ci sono diversi modi di fare la rivoluzione. Si può fare con violenza o dolcezza, volgarità o eleganza, grossolanità o finezza.
 
Le persone senza nemici vanno d'accordo con tutti, si adattano a tutto e non fanno nulla per cambiare il mondo.
 
Noi umani abbiamo bisogno di ripetizioni e cambiamenti in un giusto dosaggio, ciascuno secondo la sua personalità.
 
Prepararsi al cambiamento è già cambiare.
 
Tutti abbiamo paura di cambiare. Una delle ragioni principali della resistenza a comprendere, è la paura del cambiamento: se veramente mi permetto di capire un'altra persona, posso essere cambiato da quanto comprendo.
 
Cambiare o non cambiare, questo è il dilemma. Chi dovrebbe cambiare? Quali cose dovrebbe cambiare? Come dovrebbe cambiarle? Come cambierà il mondo se nessuno cambia?
 
Il segreto del cambiamento è concentrare tutta la tua energia non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo.
 
Nell'inconscio di ognuno, e di conseguenza nella società, si combattono due dèmoni: quello della conservazione e quello del cambiamento.
 
Qualunque idea capace di cambiare il mondo è osteggiata da coloro che temono di perdere privilegi, sicurezza, reputazione e proprietà privata.
 
La paura di dissacrare il sacro è uno dei più grandi ostacoli al cambiamento sociale, così come il bisogno di dissacrare è uno dei principali motori dell'evoluzione culturale.
 
Se ognuno di noi continua a comportarsi secondo le proprie abitudini, i cambiamenti nella società saranno determinati dal caso, dalle guerre, dalle migrazioni, dai commerci, dalla globalizzazione, dalle catastrofi naturali, dalla tecnologia e dalla volontà di chi detiene il potere. Non da noi, che ci limiteremo a subirli e a lamentarcene.
 
I cambiamenti (nella natura e nella società) sono determinati da un complesso di cause concomitanti raggruppabili in di tre tipi: (1) le leggi fisiche, (2) il caso e (3) gli algoritmi (autoapprendenti e quindi variabili) degli esseri viventi. Gli algoritmi viventi sono "intelligenze" (per lo più inconsce) ovvero gestori di informazioni e interazioni, cioè sistemi di governo, controllo e comunicazione.
 
Dapprima ti ignorano, poi ti ridono dietro, poi cominciano a combatterti, poi arriva la vittoria.
 
L'uomo è attratto più dalle novità, cioè dai cambiamemnti, che dalle costanze, che generalmente ignora, trascura o dimentica.
 
Può un umano cambiare volontariamente e liberamente i propri automatismi mentali? Gli conviene farlo? Perché? Come? Le risposte a queste domande sono influenzate dai nostri automatismi stessi.
 
Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi.
 
La tragedia consiste in questo: che l'albero non si piega ma si spezza.
 
La maggioranza degli umani teme i grandi cambiamenti.
 
Tous les changements, même les plus souhaités, ont leur mélancolie, car ce que nous quittons, c'est une partie de nous-mêmes; il faut mourir à une vie pour entrer dans une autre.
 
Se cambi, rischi. Se non cambi, rischi. Questo è il problema.
 
La vita è una dialettica tra le forze del mantenimento e quelle del cambiamento.
 
Ogni giorno che vivo mi trasforma, sebbene gran parte della mia mente resista ad ogni cambiamento.
 
Nelle fasi di cambiamento chi non cambia deve essere cambiato.
 
Il difficile non è raggiungere qualcosa, è liberarsi dalla condizione in cui si è.
 
Per cambiare la propria mente occorre cambiare abitudini, come interagire con altre persone, leggere altri autori, fare altre cose.
 
Cosa posso cambiare? Cosa non posso cambiare?
 
Cambiare è molto più difficile che ripetere. Per cambiare bisogna vincere la forza d'inerzia della ripetizione, che è il motore principale della vita. Per questo le persone creative sono rare. Ci sono però momenti nella vita di una persona in cui è necessario cambiare per non soccombere.
 
La vita è essenzialmente automatica. Per cambiare vita bisogna cambiare gli automatismi, sostituirli con dei nuovi. I cambiamenti desiderati saranno effettivi solo quando avranno prodotto nuovi automatismi, ovvero nuovi affetti.
 
Quasi nessuno è disposto a cambiare ma quasi tutti vorrebbero che gli altri cambino.
 
Per contribuire al cambiamento della società dobbiamo cambiare prima di tutto noi stessi.
 
In tempi di cambiamenti rapidi, l’esperienza può essere il vostro più grande nemico.
 
Nessuno vuole cambiare se stesso. I cambiamenti che tutti vorrebbero riguardano le cose da possedere o dominare, o la mentalità altrui.
 
Le nuove opinioni sono sempre sospette, e normalmente osteggiate, senza altra ragione che il fatto che non sono comuni.
 
Non voglio più scrivere nemmeno una lettera. Perché devo dire a qualcuno che sto mutando in me? Se muto, non resto quello che ero, e se sono qualcosa di diverso da prima, è chiaro che non ho più conoscenti.
E a gente estranea, a gente che non mi conosce, mi è impossibile scrivere.

 
Non sempre io sono del mio parere.
 
Il mondo cambia (in peggio) perché la gente non cambia il suo modo di pensare e di comportarsi.
 
Le cose che ci succedono, ci cambiano, anche se noi non vogliamo cambiare.
 
L'uomo ama i piccoli cambiamenti, quelli marginali, non quelli grandi, strutturali.
 
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